Primogeniture filateliche livornesi



Da un articolo del prof. Vito Salierno, pubblicato sul n. 15 de « Il collezionista Italia Filatelica » del 27 luglio 1974, venimmo a conoscenza che proprio a Livorno era stata pubblicata la prima, in senso assoluto, rivista filatelica italiana. In quel suo articolo, il Prof. Salierno comunicava che nel 1873 nella nostra città, aveva veduto la luce, la rivista filatelica « La Posta Mondiale » e citava la fonte di tale informazione: un articolo a firma Emilio Diena pubblicato sul n. 7 de « Il Corriere Filatelico » del luglio 1925. Interessati ad approfondire la conoscenza di un tale avvenimento che ci inorgogliva, richiedemmo allo stesso prof. Salierno maggiori lumi in proposito. Egli rispose cortesemente che le sue ricerche n questo senso erano state infruttuose anche presso la Biblioteca Labronica, che pure detiene anche pubblicazioni apparse a Livorno nello scorso secolo. Promise però, e mantenne la promessa, di inviarci copia fotostatica dell’articolo del Diena « Livorno nella Filatelia », scritto in occasione del XII Congresso Filatelico Italiano svoltosi nella nostra città nel 1925 che fu motivo, fra l’altro, di un famoso volo di « Posta Aerea eccezionale » da Livorno a Roma a mezzo di un idrovolante decollato dall’idroscalo del Porto Mediceo. Nella prima pagina di tale articolo faceva bella mostra di sé il frontespizio del primo numero di questa « fantomatica » rivista su cui erano ben visibili la data del 1° luglio 1873 e il nome dell’editore, uno spagnolo, Placido Ramon De Torres, trapiantato a Livorno ove era titolare di una cartoleria al n. 2 di via Maggi. Intensificammo le ricerche, già iniziate dal prof. Salierno, presso la Biblioteca Labronica ma il reparto delle pubblicazioni periodiche e giornalistiche era in riordino e le ricerche in questo senso non approdarono ad alcunché di positivo. Fu invece fortunato un nostro incontro casuale con il dott. Enzo Diena, nipote del grande Emilio, autore dell’articolo, al quale chiedemmo di effettuare ricerche nella biblioteca di famiglia nella quale doveva esserci qualche numero, se non tutti, della famosa rivista. Ed è così che è saltato fuori l’interessante cimelio: tutta la collezione della « Posta Mondiale » composta di soli 12 numeri in quanto i successivi non videro mai la luce poiché ne erano state interrotte le pubblicazioni. Il De Torres, come si legge nell’articolo di cui si parla e qui di seguito riportato, scomparve dalla scena livornese, forse per rientrare nella sua Barcellona. Certo qualcosa doveva essere successo perché nell’ultimo numero il nome della via Maggi era sparito ed in sua vece appariva un nuovo indirizzo, via Paoli senza indicazione di numero e senza la parola « cartoleria ». Strano il contenuto dell’articolo di fondo dell’ultimo numero ove egli si rivolgeva agli abbonati chiedendo scusa di un ritardo nella pubblicazione di quel numero e dove assicurava che « ...adempiremo sempre scrupolosamente a tutti quanti gli impegni che saremo per assumere, come sin qui ne demmo prove manifeste ». Nello stesso articolo si diceva che con lire 4 gli abbonati avrebbero ricevuto 12 numeri e si tracciava un ben definito programma futuro nel quale era compreso un « ...nuovo catalogo di francobolli, redatto con la massima precisione ed esattezza, da non aver nulla da invidiare a quelli delle migliori case estere…». Terminava indicando che gli abbonamenti e la corrispondenza dovevano essere inviati al nuovo indirizzo di via Paoli. Non sappiamo come il De Torres abbia concluso la sua carriera editoriale dopo tali assicurazioni! E’ interessante leggere sul n. 3 che il De Torres aveva costituito « Il Club Sociale Pei Collettori » nella stessa cartoleria di via Maggi: « ...un elegante salotto destinato alla riunione dei signori e delle signore collettrici di francobolli ». « Le pareti sono coperte di quadri contenenti fogli interi di francobolli ( come si vede anche allora c’erano i… fogliaroli! ) di tutte le nazioni, antichi e moderni ( antichi di 33 anni! ) meno una destinata ai ritratti in fotografia dei signori amatori e delle signore amatrici delle suddette collezioni. Nel nostro Club si trovano giornali di francobolli in tutte le lingue ( all’epoca Livorno era ancora un grande e importante emporio internazionale ed ospitava un numero rilevante di stranieri - n.d.r. ) e di tutti i Paesi cioè, italiani, inglesi, americani, tedeschi, olandesi, russi, danesi etc. etc... e così ognuno può dilettarsi di stare al corrente del movimento dei francobolli in quella lingua che più gli è gradita ». Il trafiletto pubblicato a pag. 19 del n. 3, prosegue dilungandosi sulle norme di ammissione e sui vantaggi dei soci. Soprattutto si insiste sulle fotografie dei soci da appendere al muro ad esse destinato! Sfogliando le ingiallite pagine che gentilmente il dott. Enzo Diena ci ha prestate, anche per farne motivo di esposizione durante la nostra manifestazione, si nota che ben poco di utile vi era in detta rivista e in ciò concordiamo col Diena in linea generale. Comunque alcune notizie possono rivestire un certo interesse. Ad esempio nel n. 2 si comunica che l’ editore aveva stampato a Livorno un « Catalogo generale dei francobolli » in lingua italiana, ed anche questa è da ritenere una primogenitura livornese ( anche se non abbiamo traccia di tale catalogo ). Altro articolo interessante pensiamo sia quello che appare nei numeri 2, 3 e 4, sulle poste Vicereali Egiziane, dal quale si apprende che il servizio postale di quel Paese era affidato alla Casa Chini della quale era Direttore il bolognese Giacomo Muzzi, poi insignito del titolo di « Bey ». Quando le Poste egiziane furono costituite in Amministrazione dello Stato, il Muzzi Bey ne fu nominato Direttore Generale. In detto articolo si dà notizia e si riproducono certe etichette rotonde che venivano applicate ai pacchi della corrispondenza dagli Uffici Postali egiziani, etichette che alcuni chiamarono « ostie egiziane » o « mosche di Milano » (?) e altri « marche da gioco ». Da notare che tutte queste etichette erano scritte in arabo e in italiano che era, se non andiamo errati, una delle lingue ufficiali del Paese. Il numero 4 a pagina 29 riporta una lettera di scuse del giornale filatelico inglese « Stamp », per aver usato un’espressione che al De Torres non era piaciuta. Il giornale inglese aveva espresso la speranza che la pubblicazione della rivista livornese risvegliasse i collezionisti toscani « che se ne vivono nel dolce far niente della scuola timbrofila ». Il De Torres, nel primo numero della rivista, aveva rilevato tale espressione ed aveva replicato che questa, usata nei confronti dei toscani, era sbagliata « poiché noi ( il De Torres - n.d.r. ) che siamo nati nella Spagna e che da molto tempo dimoriamo in questa bella contrada d’Italia, possiamo prendere le giuste difese del popolo Toscano, specialmente di questa industriosissima città fra le commerciali rinomatissima ». E termina dicendo che, ogni qualvolta l’amor proprio degli italiani sarà attaccato, dimenticherà la sua nazionalità per difenderlo. (E noi livornesi e italiani moderni gli inviamo un postumo grazie di cuore! ). Nel n. 8 del marzo 1874 viene pubblicato un interessante articolo di due intere pagine su « La timbrofilia ed i vantaggi che arreca » scritto da uno studente diciassettenne, Rodolfo Renier ( del quale il Diena parla nel suo articolo ) nel forbitissimo stile dell’epoca. Del resto, il buon dì si vede dal mattino, l’autore fu poi professore di letterature neo-latine al’Università di Torino e collaboratore del « Giornale storico della Letteratura Italiana ». Nel n. 10 del maggio 1874 è pubblicato un articolo intitolato « Due chiacchiere sulla istituzione della posta » tratto dal giornale « La Gazzetta d’Italia » e nel quale si afferma che Erodoto accennava nei suoi scritti ad un trasporto regolare di messaggi che si vuole usato sotto il regno di Artaserse 1°, Re dei Persiani, che sarebbe così da considerare l’inventore della posta. Nello stesso numero della rivista è anche riprodotta una etichetta della Dogana di Livorno per Derrate Coloniali in circolazione. E’ infatti da notare come all’epoca, con i francobolli postali, si raccogliessero marche ed etichette di ogni genere, specie le cosiddette « marche municipali » nuove ed usate mescolando così il sacro col profano. Infine, a titolo di cronaca, si rileva che la Rivista stampata nella Tipografia A.B. Zecchini con sede in via Indipendenza 2 e che il gerente responsabile era un certo sig. Alberto Pini. Dopo aver parlato di questa prima rivista filatelica italiana, diamo uno sguardo all’articolo di Emilio Diena, nel quale l’autore,da par suo, fa un acutoe documentato esame della filatelia livornese nei primi decenni del secolo. In detto articolo si fa cenno alla costituzione, avvenuta nel 1888, di un Circolo Filatelico formato in gran parte da stranieri con la denominazione di « Deutscher Philatelisten Klub » che aveva per organo ufficiale l’ « Illustriert Briefmarken Journal » della Casa Senf di Lipsia. Tale circolo si sciolse in silenzio, come era sorto, nel 1890 senza lasciare traccia di sé. Il Diena dice che si trattava della « prima società filatelica che sia esistita in Italia » ma facciamo doverosamente osservare che il Club Sociale per collettori costituito a Livorno nel 1873 l’aveva abbondantemente preceduta nel tempo. Dallo stesso articolo veniamo finalmente a sapere chi è stato il vero fondatore ed animatore dell’attuale Circolo Filatelico Livornese ( ora anche Numismatico ). Si tratta di un funzionario delle Poste che, scomparsi i Cave, i Capanna, i Tron, cercò di svegliare la sonnecchiante filatelia livornese ( che rimaneva pur sempre di alto rango ): fu il Cavalier Salvatore Moreno, nato a Livorno il 18 aprile 1863 che, raccolti attorno a sé diversi amici, dette vita, il 23 dicembre 1922, al nostro Circolo del quale fu, a ragione, nominato Presidente effettivo. Nel 1925 lo troviamo nel Comitato d’Onore del XII Congresso Filatelico Italiano quale Presidente onorario del Circolo la cui presidenza era stata nel frattempo assunta dal Col. Gio.Batta Tenti. Il Cav. Moreno, con grande rammarico dei filatelisti livornesi, si era ritirato a Tunisi dopo il suo collocamento a riposo ma continuò ad avere stretti legami con la sua città natale e con gli amici filatelici. Nelle pagine che seguono del presente opuscolo i lettori troveranno oltre un articolo dedicato a Giovanni Fattori ed alla sua opera artistica, la riproduzione dell’articolo di Emilio Diena di cui si parla più sopra, la riproduzione del primo numero della rivista « La posta Mondiale » del luglio 1873 nonché alcune pagine degli atti del XII Congresso Filatelico Italiano tolte da un volumetto pubblicato nel 1925 dal compianto e carissimo amico Comm. Ghino Chirici alla cui memoria il Circolo ha istituito da alcuni anni un premio a lui intitolato e destinato a Enti o persone distintesi per la diffusione e la propaganda della filatelia e della numismatica. Con questa sia pur breve e forzatamente incompleta rievocazione del passato prossimo e remoto della ultracentenaria attività filatelica livornese, il nostro Circolo vuol porgere ai filatelisti labronici di ieri e di oggi, un omaggio in occasione del suo 53° anno di vita sociale. Ci auguriamo che l’iniziativa trovi il consenso di tutti i collezionisti che affluiranno certamente in gran numero alla manifestazione, dedicata ad un grande livornese e nel contempo alla celebrazione delle memorie più fauste della filatelia livornese; ad essi va il nostro più fervido e sincero saluto di benvenuto a questo ormai tradizionale appuntamento dell’autunno labronico.



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